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La storia della dolce Signora M.

  • Staff 

Prosegue la rubrica dei racconti delle persone che frequentano il centro diurno Cassio Morosetti, con la storia di una dolce 80enne di Jesi.

La famiglia della signora, come in altre situazioni simili, ha notato i primi segni della malattia: in particolare alcune fatiche nel ricordare e nell’orientarsi. Allora era piuttosto autonoma, nonostante questo, anche grazie alla stimolazione continua offerta dalla presenza di amici e familiari.

Una cara amica di famiglia, aveva la madre che frequentava il centro già da tempo e, grazie a quest’esperienza positiva, la famiglia ha pensato che sarebbe potuta essere una buona opportunità anche per lei.

La signora frequenta ormai il centro con regolarità da alcuni anni: partecipa volentieri alle esperienze proposte e mette in campo sempre le sue caratteristiche principali, calma e dolcezza.

Apprezza in modo particolare le attività manuali, in cui è ancora molto precisa: merito dei tanti anni passati con in mano ago e filo per il suo lavoro. Un’altra passione, fin dalla giovinezza, è il ballo: la figlia ci racconta che andava spesso a ballare con un’amica in un centro sociale. Anche quando mostrava qualche difficoltà tutti gli amici erano sempre pronti a supportarla e coinvolgerla, dentro e fuori la pista da ballo.

Tutte le teorie scientifiche ormai affermano quanto la possibilità di relazione e di coltivare rapporti sociali sia la forma terapeutica più efficace per le persone che convivono con la demenza.

La figlia di M. ci racconta come la frequenza del centro l’abbia aiutata moltissimo sotto questo punto di vista: in particolare le uscite, gli incontri con altre persone e le attività all’aperto, per quanto difficili da organizzare nella situazione attuale, sono state e continuano ad essere un importante stimolo, in quanto si sono rivelate fondamentali nel cercare di rallentare il progredire di una malattia degenerativa come la demenza che, in caso di isolamento, avrebbe dinamiche evolutive ben diverse.

Il Centro Cassio Morosetti non è percepito fondamentale soltanto per i partecipanti ma anche per le famiglie. Dice la figlia della signora:” Vedere il sorriso sul volto di mia madre, percepire l’atmosfera di serenità e l’affetto che si sviluppa fra partecipanti, è fonte di tranquillità per noi familiari. Ho apprezzato che il supporto alle famiglie e agli anziani non si è fermato neanche durante il lockdown, quando il personale ha continuato ad essere presente con messaggi e proposte di esercizi. Noi famigliari ci sentiamo accompagnati nelle varie fasi di questo percorso, nel conoscere le fatiche e nell’osservare eventuali ulteriori necessità che possono emergere nel corso del tempo”.

L’attività del Centro è importante anche in un’ottica più generale. Le persone che convivono con questa diagnosi e le loro famiglie vengono allenate a percepire come la malattia sia qualcosa che accade, inevitabilmente, imparando nel contempo ad affrontare con un supporto specialistico e di alta professionalità le varie fasi dello stessa. L’approccio che viene portato nel guardare alla malattia, diventa fondamentale.

Leggerezza, opportunità, possibilità di vivere ancora una relazione di affetto e non solo di cura, sono sentimenti centrali.

Esperienze come quella del Centro Cassio Morosetti supportano una realtà sicuramente difficile, ma sono l’inizio di un cambiamento anche culturale verso una maggior conoscenza di questa malattia, per cui ancora la ricerca deve fare molti passi.

In quest’ottica la realizzazione del Giardino Terapeutico ha il vantaggio di fornire agli utenti ulteriori occasioni di stare all’aria aperta, di esercitare azioni quotidiane in un contesto che sia allo stesso tempo familiare e facilitato, in modo da combattere il senso di abbandono e di avvertire meno le difficoltà. Incentivare l’attività all’esterno significa coinvolgere in modo nuovo persone che, sia per la loro diagnosi che per la situazione attuale, potrebbero venire confinate.

“Tutto quello che serve a far star bene chi convive con una qualunque malattia, è un investimento in termini di civiltà per costruire un futuro migliore e, soprattutto, quando ci troviamo di fronte a patologie degenerative come l’Alzheimer, ci ricorda che non siamo noi a prenderci cura delle persone malate ma sono loro a prendersi cura di noi” ci ricorda la figlia della signora.

La Fondazione Vallesina Aiuta porta avanti una raccolta fondi per l’allestimento degli spazi esterni del Centro diurno Cassio Morosetti con aree verdi e strumentazione per la stimolazione sonora e musicale.

Per maggiori info sul progetto:
https://gofund.me/4bc68484
info@fondazionevallesinaiuta.it